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Shiva (e Dioniso)

04/12/2016 14:14 #2632 da Lavanda
Shiva
Il Dio Shiva appartiene al tradizionale pantheon induista. La cultura induista è complessa, stratificata, complicata e molto diversa dalla nostra, per cui ogni suo aspetto può essere visto da innumerevoli punti di vista a volte contradditori, e su cui gli orientalisti stessi spesso dibattono. Dare quindi un’unica inquadratura di Shiva è pressoché impossibile.
Prima dell’affermarsi del suo culto egli era conosciuto anche con i nomi di Pasupati e Rudra, due diverse divinità affini però tra loro.
Il proto-Pasupati, detto anche “signore degli animali” nei Veda, è rappresentano come dio in forma antropomorfica, con il pene eretto, in una postura "yogica" e il volto bovino o a tre facce munito spesso di un'acconciatura a forma di corna. In una delle sue rappresentazioni è circondato da un bufalo, un rinoceronte, un elefante e una tigre, e sotto sono poste due capre (o forse cervi).
Rudra, più che far parte del pantheon, sembra l'espressione di potenze demoniache, che popolano i luoghi selvaggi. È descritto come imprevedibile, egli non ha amici fra gli altri dèi, è scuro di pelle, col ventre e il dorso rossi, i capelli raccolti in trecce. Lo si chiama sia Śiva ("il Benevolo") sia Hara ("il Distruttore"), ma anche Shaṃkara ("il Salvatore"), Mahādeva ("il Grande Dio"), o anche "Signore delle bestie selvatiche"(Paśupati).
Rudra significa "urlatore", divinità collegata al bestiame pronto per il sacrificio (paśu-pati, inteso come "signore delle vittime"): questo ne spiegherebbe l'ambiguità di positiva divinità del bestiame e il timore che poteva ispirare.
Armato di arco vaga da solo tra le montagne, custodendo le greggi.
La figura di Śiva, nel corso del tempo come anche all'interno delle stesse tradizioni religiose, ha assunto valori e sembianze diverse, incarnando aspetti e significati che a volte appaiono contraddittori. Egli è il più calmo e perfetto tra gli asceti, ma è anche lo sfrenato e sensuale danzatore cosmico, colui che, nudo, tenta le mogli degli asceti; è la forza che dissolve e distrugge i mondi, ma anche quella che li rigenera, li preserva e li sostiene; è il genitore che taglia la testa al figlio, ma anche colui che dispensa felicità e benessere spirituale.
Queste polarità possono dare l'impressione di aver a che fare con un coacervo di divinità, oppure con un Dio mera coesistenza di opposti. Certamente alcuni aspetti del Dio sono inquadrabili secondo questa visione, come per esempio il fatto che venga a volte rappresentato metà uomo metà donna; ma in realtà, Śiva incarna tutti questi aspetti, perché tutti questi aspetti hanno un denominatore comune. È conosciuto con oltre mille appellativi, alcuni fra i suoi più noti sono: il protettore primo, il non terrifico, il signore metà donna, il terribile, l’esistenza, il mendicante, il formidabile, il signore degli elementi, il furioso, il coronato di luna, portatore del Gange, signore delle montagne, distruttore, sovrano, dai capelli arruffati (dal punto di vista yogico i capelli contengono energia che scorre), signore del desiderio, dalla collana di teschi, il grande dio (molti miti lo descrivono come superiore agli altri dei), il grande yogin, il vincitore sulla morte, il signore della danza, dai cinque volti, dispensatore di felicità, l’immutabile, colui che regge il tridente, dai tre occhi.
Quando non viene rappresentato in posizione ascetica viene rappresentato danzante, sempre con un piede alzato e uno a terra: ciò rappresenta la danza cosmica, con un piede crea ciò che ha appena distrutto e con l’altro distrugge ciò che ha appena creato.
Diversi punti in comune si possono trovare con il dio greco Dioniso (Bacco per i romani), il cui culto si dice provenga originariamente dall’Asia. Dioniso è considerato comunemente come dio delle danze selvagge e delle orge, del vino e delle sfrenate feste. In realtà racchiude in sé numerosi altri aspetti, spesso in apparente contraddizione tra loro proprio come Shiva. Figlio di Zeus e Semele, allevato da Ninfe poi divenute Iadi (stelle), viene reso pazzo da Era. Inizia così il suo lungo percorso di peregrinazioni in numerose terre lontane, ove dove sempre i più diversi insegnamenti, affermando così gradualmente nel mondo la propria natura divina. Insegna la coltivazione della vite, della terra e della vita civile, è il dio della vegetazione, della fertilità, della forza produttiva della natura, della vita civile, portatore di leggi e civiltà, amante della pace. Note erano le feste bacchiche in suo onore, con lui danzavano le baccanti dette anche menadi e conosciute con numerosi altri nomi. Stretto è il suo rapporto con gli animali, di cui da un lato ne è il protettore, dall’altro ne richiede il sacrificio. Viene rappresentato vestito di pelli di toro e le sue Menadi indossano pelli di cerbiatto.
È conosciuto con molti nomi e rappresentato con molteplici attributi, simboleggia sia la rinascita primaverile sia la vendemmia autunnale. Nella tradizionale iconografia viene rappresentato principalmente in due aspetti: quello barbuto dell’uomo adulto e quello giovanile del fanciullo (femmineo).

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